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Ganna, la Fata della Luce - 11° parte
Scritto da Loredana   

INIZIO SECONDA PARTE.

 

Un brivido gelido che rotolava lungo la mia schiena nuda. Questa era stata la prima sensazione che avevo avuto, facendo il mio ingresso nella Terra del Ghiaccio.

Forse era stata una stupidaggine venire qui, ma avevo dovuto decidere in fretta, e nessun luogo mi era parso più sicuro di questo: a chi sarebbe potuto venire in mente di cercare una fata nel regno segreto degli elfi?

La baita era proprio come la ricordavo. Avevo avuto appena il tempo di infilarmi sotto la pelliccia che ricopriva tutto il letto, prima di sentire un paio voci all’esterno.

Diamine! Mi ero scordata che Syra avrebbe saputo subito se un portale magico si fosse aperto in questo luogo!

«Io guardo da questa parte, tu controlla di là!» stava ordinando una voce dura, mentre io ascoltavo i battiti furiosi del mio cuore.

Desidero tornare nella mia casetta nel bosco, desidero tornare nella mia casetta nel bosco…

«Mia cara Ganna, che piacevole sorpresa trovarti qui!» aveva esclamato Norcan, entrando, prima di voltarsi e richiudere la porta alle proprie spalle.

L’avevo guardato sconcertata e allibita: avevo scordato anche che in questo luogo non avevo poteri magici… Un solo tentativo di fuga, due errori.

Meritavo davvero di essere riportata indietro in catene, se non altro per la mia stupidità.

«Norcan, io…»

«Sta’ zitta!» aveva ringhiato l’elfo, mentre la sua mano rilucente si alzava in un gesto delicato. «Sotto la coperta, e in silenzio.»

Avevo visto la polvere luminosa ricoprirmi, prima di affrettarmi a ubbidirgli.

Un attimo più tardi, il suo scagnozzo era entrato nella stanza, stringendosi addosso il mantello.

«Hai trovato qualcuno? Sembra un falso allarme, non capisco…»

«Nessuno. Allarghiamo il giro, qualcuno deve essere qui, da qualche parte» aveva concluso Norcan, uscendo con il compagno.

Perché mi aveva protetta?

Ero rimasta immobile per un tempo indefinito, rannicchiata al caldo sotto quella pelliccia morbida, chiedendomi in che modo avrei potuto uscire da un tale pasticcio.

Mi stavo ancora complimentando con me stessa per la mia trovata geniale, che mi aveva messa nella posizione di essere prigioniera degli elfi, invece che libera di raccogliere le forze per l’imminente battaglia, quando Norcan era ritornato. Solo.

«Non puzzi di fata, è già qualcosa!» aveva riso, sedendosi al tavolo e versandosi da bere. «Se volessi uscire da quel letto, te ne sarei grato.»

Mi ero alzata tenendo la coperta avvolta intorno al corpo, fissandolo con evidente diffidenza.

«Siediti e spiegami che cazzo ci fai tu qui.»

«Spiegami tu perché non mi hai presa e riportata dal tuo capo. Ti stai ribellando al volere del tuo padrone?»

«Ecco il vantaggio di aiutare una fata!» aveva riso, sollevando il bicchiere in un brindisi solitario. «Ho impedito al mio compagno di sentire il tuo disgustoso odore lanciandoti un incantesimo, e tu mi ringrazi così! Accusandomi di tradimento! Ben mi sta, dovevo aspettarmelo da te…»

Tutti i torti non li ha…

Mi ero seduta osservandolo guardinga. Era pur sempre un elfo, e anche se per un momento si era dimostrato essere dalla mia parte, questo non voleva dire niente.

Gli occhi scuri e profondi mi stavano scavando dentro, e la cosa non mi piaceva. Quando mi aveva detto di togliermi quel sacco di pulci dalle spalle, ero scattata in piedi all’istante, pronta a darmi alla fuga. Come una stupida, probabilmente.

«Non puzzi di fata, ma non mi piaci lo stesso» aveva aggiunto, notando il mio comportamento. «Ti serve un abbigliamento più consono al luogo.»

La pelliccia si era sollevata in aria, prima di levitare fino al letto e tornare ad assumere la sua posizione naturale.

Un caldo mantello, lungo fino ai piedi, era comparso al suo posto, permettendomi di smettere finalmente di tremare dal freddo.

«Grazie.»

«Prego.»

Aspettava. Seduto, calmo, senza fare un solo gesto che tradisse impazienza. Era estenuante osservarlo attendere come se avesse tutto il tempo del mondo.

«Va bene, va bene, d’accordo!» avevo esclamato, furiosa, sedendomi di fronte a lui con poca grazia. «Ti racconterò tutta la storia! Ma… tu mi aiuterai ad andare via di qui, vero?»

«Tu racconta.»

Avevo voglia di tirargli dietro il suo mantello e di lanciargli un incantesimo così potente da trasformarlo in… in un rospo!

Ma dovevo ingoiare la rabbia e comportarmi, per una volta, con buon senso. Le parole mi uscivano con facilità, e questo lo trovavo davvero strano.

Avevo parlato per mezz’ora filata, senza omettere niente… eppure non mi sentivo costretta in alcun modo a farlo.

Odiavo ammetterlo, ma quest’elfo emanava un profumo particolare. Sembrava onesto.

«Bene, ora è il caso che io rientri a Palazzo. Tornerò domani a dare la caccia all’intruso. Resta qui dentro e non correrai pericoli.»

«Ma… ma io… non mi hai detto se mi credi, se mi aiuterai!» avevo strillato, raggiungendolo quando ormai era sulla porta.

Norcan si era voltato, passandosi una mano nei capelli neri e folti con aria di sufficienza. Mi sovrastava di almeno una spanna, e io mi sentivo come una bambina in castigo.

«Ganna, credo che tu sia vittima di un qualche sortilegio, ma le cose non stanno come pensi tu. Ti ho vista con i miei occhi tentare di sedurre Syra.»

 

Commenti  

 
0 #2 Loredana 2012-05-12 19:00
Spero non molto!!
Al momento devo attendere gli sviluppi della storia principale, come ti ho detto, ma conto di continuarlo al più presto!
Grazie del tempo che mi hai dedicato!!
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+1 #1 pietradigiava 2012-05-12 18:55
Trovo il tuo racconto delizioso. Peccato che si interrompa così. E ora quanto mi toccherà aspettare per leggere il resto?
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