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Fa' che sia felice - 2° parte
Scritto da Loredana   

La taverna ha il soffitto a volta, in pietra, annerito dal fumo; ai tavoli siedono numerosi avventori, sudati e intenti a bere birra e giocare a carte. Io sono uno di loro.

«Portamene un’altra, dolcezza…» bisbiglio, infilando la moneta d'oro nella scollatura della cameriera.

«Nael!» mi rimprovera la ragazza, prima di baciarmi. «Così dai il cattivo esempio! Poi non ti lamentare se…»

«E tu che mi baci non lo dai?» rido, allontanandola con un’affettuosa pacca sul sedere.

Miriam è la mia donna, e a nessuno verrebbe in mente di sfiorarla nemmeno con un dito. Quelli che l’hanno fatto non si sono più visti in città.

Non li ho uccisi, e non li ho neanche cacciati, ma sta di fatto che sono scomparsi dopo aver chiarito la questione con un’avvincente scazzottata. Così mi sono fatto la fama di duro, e la cosa mi sta più che bene.

«Nael, tocca a te: giochi o dormi?»

«Guarda il culo della ragazza, non vedi?» mi sfotte il mio amico Darrish, strizzandomi l’occhio.

«Raddoppio. Se vinco, smetto di giocare. Mi sono stufato di stare qui con voi.»

Mi guardano in modo strano, sanno della mia proverbiale fortuna, e tuttavia sperano sempre di battermi.

Due si ritirano, uno resta in gioco: come previsto, il mio punteggio è superiore al suo; questa sera ho messo da parte un bel gruzzoletto, porterò Miriam a ballare, prima o poi.

«È stato un piacere, ragazzi!» esclamo, raccogliendo il bottino dal tavolo e scolandomi in un colpo solo la birra che Miriam mi ha portato un attimo fa.

«Il giorno in cui ti sorprenderemo a barare sei morto!» grugnisce Darrish, mettendo via le carte.

Mi allontano ridendo, salutandoli con un gesto della mano davvero poco carino.

«Ne hai per molto?» sussurro all’orecchio di Miriam, poggiandole le mani sui fianchi sodi e le labbra sui capelli.

«Mezz’ora. Aspettami fuori, ok?» mi risponde, gratificandomi con un sorriso carico di promesse.

La luna è alta nel cielo, non c’è un alito di vento. Mi siedo sul muretto e mi accendo una sigaretta.

Penso a Lucy, e al fatto che si sia sposata a vent’anni. Impossibile contrastare il volere della mia sorellina, ora come sempre. Ha la testa dura quasi quanto la mia, anche se io… beh, non è che sia testardo. Semplicemente, ottengo ciò che voglio senza troppi sforzi.

Me ne sono accorto in tante occasioni, nel corso della vita; devo essere nato sotto una buona stella.

«Eccomi, amore!» mi sorride, abbracciandomi. «Dove mi porti?»

«A letto.»

 

Mi sveglio di soprassalto, il cuore impazzito nel petto: un incubo, un altro maledetto incubo è venuto ad allietare le mie notti.

Ieri sera sono rientrato molto tardi, dopo essere stato a casa di Miriam… forse la dovrei sposare, quella ragazza, ma c’è qualcosa che mi frena.

I sogni che faccio, per esempio. Non sono normali.

Io non sono normale.

Non ricordo nulla della mia infanzia, è come se un enorme buco nero avesse inghiottito i primi anni della mia vita. E se non riuscirò a ricordare, non sarò mai in pace con me stesso.

Ma ricordare cosa? Sono forse sopravvissuto a qualche disastro? Perché sono assillato dalla visione di città in fiamme e di… mi vergogno anche solo a pensarlo, di draghi sputafuoco?