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Fa' che sia felice - 1° parte
Scritto da Loredana   

«Nael, che stai facendo? Sempre a sognare a occhi aperti, eh?»

Fine della pace: mia sorella Lucy mi ha trovato, e ora pretenderà di invischiarmi in qualche suo patetico gioco.

«Riposavo, e mi godevo il calore del sole.»

«Ah, certo!» ride, sdraiandosi al mio fianco nell’erba alta. «Vuoi giocare con me?»

«A cosa?» sospiro, ben sapendo che dall’alto dei suoi dieci anni, Lucy non sa cosa voglia dire non aver voglia di divertirsi in questo modo.

«Andiamo a fare il bagno al fiume! Oppure… andiamo a raccogliere i mirtilli selvatici! No, andiamo a…»

«C’è niente che possiamo fare senza muoverci da qui?» le chiedo, incrociando le mani dietro alla nuca e richiudendo gli occhi. «Inventiamo una storia.»

«Come fratello maggiore sei una vera noia!» sbuffa, girandosi a pancia in giù. «Che storia? Hai sognato qualcosa di interessante?»

«No. E poi i miei sogni non te li racconto più, visto che mi sfotti sempre.»

«Capirai… fuoco e fiamme, città distrutte, delitti… sono incubi, i tuoi, Nael!» mi spiega, il bel visino serio. «Secondo me dovresti trovarti una ragazza.»

Potrebbe anche avere ragione. Forse, se avessi una fidanzata, la mia vita sarebbe più… più interessante.

«Ci penserò, Lucy. Torniamo a casa?»

È veloce a infilare la manina nella mia. Scuoto il capo, prima di voltarmi e sorriderle.

Camminiamo affiancati in mezzo ai campi di grano; il paese non è distante, ma la natura regna sovrana in questo angolo di paradiso.

A est si ergono montagne dalle cime innevate, a nord e a ovest la valle sembra circondata da colline, mentre alle nostre spalle cresce rigogliosa una foresta di sempreverdi.

Tre persone avanzano verso a noi, sono stranieri, non mi sembra di averli mai incontrati. Vestono abiti scuri, e lunghi mantelli. Una strana sensazione di disagio mi attanaglia il cuore, affretto il passo e stringo con più forza la mano di mia sorella.

«Salute, ragazzi!» esclama uno, appena sono a un passo da noi. «Cerchiamo una locanda, sapete indicarcene una?»

«L’avete oltrepassata, il paese è da quella parte…» mormoro, indicando la direzione dalla quale provengono.

Un secondo più tardi, due sono alle mie spalle e mi trattengono in mezzo a loro, mentre il terzo ha strappato Lucy dalle mie mani.

Nubi temporalesche si ammassano veloci nel cielo sopra di noi, tutto a un tratto plumbeo.

Sono spaventato, e furioso, e impotente di fronte alla loro forza. Cosa vogliono da noi?

«Nael!» grida la mia sorellina, terrorizzata.

«Non fatele del male!» li imploro, cercando di forzare la presa e liberarmi. «Non abbiamo molti soldi, ma possiamo…»

Un tuono rotola fra le nuvole, mentre il vento gelido inizia a sferzare i nostri corpi.

«Taci!» urla l’uomo che mi stringe il braccio destro, prima di colpirmi con un violento pugno allo stomaco. «Che strano, un temporale così, di punto in bianco…»

Mi piego in due, sopraffatto dal dolore; le urla di Lucy sovrastano il rumore della natura impazzita, sento il sangue rombare nelle orecchie e la rabbia aumentare d’intensità a ritmo vertiginoso. Cosa posso fare? Come posso salvare mia sorella da queste belve?

«Nael, Nael, aiutami!»

«Sì, Nael, aiutala!» le fa il verso colui che la sta trascinando verso il bosco.

Sono impotente, non posso fare niente, niente, NIENTE!

Un boato secco e carico di elettricità è l’ultima cosa che sento, prima di precipitare nel buio dell’incoscienza.

 

«Nael? Nael! Apri gli occhi, per favore…»

La vocina di Lucy mi strappa al sogno che stavo facendo. Questa volta non si trattava di città distrutte, ma di qualcuno che…

Santo cielo, è accaduto davvero!

Scatto in piedi prima di stringerla al petto con forza.

«Lucy! Stai bene! Ma cosa… cosa è successo?» ansimo, guardandomi intorno.

I cadaveri di tre uomini giacciono al suolo carbonizzati; la terra intorno a noi è completamente bruciata, fatta eccezione per il punto in cui ci troviamo io e lei.

Il cielo è terso, e il sole splende come se non fosse accaduto nulla.

«I fulmini. Sono stati i fulmini a colpirli. Oh, Nael, ho avuto così paura che fossi morto anche tu! Sei caduto proprio come loro, ho pensato…»

«Va tutto bene, Lucy, va tutto bene…» sussurro, prendendola in braccio. «Siamo stati fortunati, è finita. Torniamo a casa.»