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La mia aquila
Scritto da Loredana   

22 settembre 2017


Andando indietro nel tempo, la piccola aquila può ricordare un’epoca in cui si sentiva libera e felice. Uno status che ha perduto per colpa sua, per colpa del destino, per colpa della vita stessa. Ha poca importanza il motivo. Per ricordare, la piccola aquila deve andare molto indietro nel tempo.
La cosa importante è che sia sopravvissuta, e che abbia incontrato un’altra aquila, proprio come lei.
Un’aquila che le ha insegnato, di nuovo, a credere in se stessa, restandole accanto durante un percorso molto lungo, facendo del proprio meglio perché la piccola aquila non si arrendesse.


E poi un giorno è accaduto: la piccola aquila ha capito che ce la poteva fare, poteva spiegare le ali e volare. Voleva vivere, librarsi nel cielo insieme a quell’aquila dai mille pregi e mille difetti, voleva essere libera e felice, non più sola, ma semplicemente completa.
Ha mosso qualche passo titubante, con la sua aquila sempre accanto. Ha sbattuto le ali, ha spiccato il volo, si è voltata indietro… e con orrore ha scoperto che la sua compagna non c’era più.
Si era distratta a seguire i primi passi di un altro uccello, forse un canarino, forse un’aquila come loro… La piccola aquila non poteva saperlo, dalla sua altezza non poteva scorgere la fonte della sua improvvisa solitudine. E soprattutto, non poteva scorgere lo sguardo che la sua compagna non le aveva mai tolto di dosso.
Il panico si è impossessato di lei, ha iniziato a vorticare, è scesa in picchiata verso il terreno impervio, fermandosi per un colpo di fortuna su una sporgenza della parete scoscesa, ansimante e terrorizzata di sprofondare ancora nel baratro.
La sua aquila l’ha raggiunta, felice, libera, maestosa. E la piccola aquila l’ha guardata come si guarda qualcosa di irraggiungibile: aveva spiccato il volo, sentiva le correnti e si librava con una tale bellezza da togliere il fiato, mentre lei non riusciva a pensare ad altro che all’abisso che si era spalancato sotto i suoi piedi e che le sussurrava impietoso di lasciarsi cadere.
La piccola aquila ha aperto il cuore, ha permesso alla sua aquila di vedere i mostri che vi albergavano. Si è sentita compresa, pur nella sua vulnerabilità, nel suo essere non all’altezza.
Poi la sua aquila è tornata a volteggiare, a tratti scendeva a terra accanto a quell’uccello di cui la piccola aquila non conosceva nulla, se non che sapeva come rendere felice la sua aquila. Più di lei, insomma. Si sentiva un aborto di aquila, più che altro. Una delusione. Un non essere. Un guscio vuoto. Indegna. Amata, ma non degna.
La piccola aquila provava tutti questi sentimenti insieme, in modo irrazionale, ferita dal volo spezzato e consapevole soltanto dello sguardo della sua aquila. Che trasmetteva tutto l’amore che provava nei confronti della piccola aquila, ma che quest’ultima non poteva fare a meno di sentire anche, a torto o a ragione, velato di biasimo.
Ma lei non aveva intenzione di arrendersi, non voleva cedere al richiamo del male. La sua aquila aveva scelto il momento più sbagliato possibile per distogliere l’attenzione da lei, proprio durante il suo primo volo dopo eoni. O meglio, questo era il vissuto della piccola aquila. E anche se sapeva che l’unico desiderio della sua aquila era quello di volare insieme a lei, di fatto lei non riusciva ad accettare di restare a terra a guardarla volteggiare da sola.
Per non cadere, per non morire, ha creduto che il solo modo per imparare a volare senza averla fisicamente al suo fianco, in modo da poterla poi raggiungere, fosse accettare la compagnia di avvoltoi, condor e magari altre aquile, che le permettessero di superare il senso di inadeguatezza, il vuoto che si era aperto di colpo nel suo petto, così da non incatenare la sua aquila sullo spiazzo fangoso dove lei aveva trovato provvisoriamente riparo.
Accettare che la sua aquila volasse libera secondo i suoi desideri, i suoi bisogni, i suoi sogni, le è sembrato il modo più forte, più giusto, più onesto, per amarla. Non aveva importanza il prezzo che avrebbe pagato, il suo scopo era quello di riuscire a volare, e di raggiungerla.


La storia non è andata così, altrimenti non sarei qui a raccontare questa favola.
L’aquila ha compreso la sofferenza della piccola aquila, e ha compiuto l’estremo sacrificio: ha rinunciato a volare per lei. L’ha raggiunta, ha ripiegato le ali e le ha posato il capo sul collo, in un muto gesto di massima accettazione.


La piccola aquila comprende, riconosce, apprezza, ammira la grandezza del cuore della sua compagna, si riempie l’anima di balsamica forza ed energia, e contemporaneamente si sente annientata.
Non è questo che vuole, non è vivere ancorata al terreno. Nemmeno se lo fanno insieme. Desidera volare l’una accanto all’altra.
Perché il sacrificio dell’aquila non sia vano, è necessario che i cuori restino aperti, le menti disposte ad ascoltare, e che, ora e sempre, comprendano che ci sono momenti in cui la bilancia pende da una parte, e momenti in cui pende dall’altra.
Nessuno è più forte dell’altro, nessuno è più debole.
L’aquila maestosa e la piccola aquila devono imparare a volare insieme.
La piccola aquila voleva risolvere i problemi a modo suo, pur di lasciare libera e felice la sua compagna.
L’aquila maestosa voleva risolvere i problemi a modo suo, pur di proteggere e rendere felice la piccola aquila.
La piccola aquila ha imparato una dura lezione: l’unico modo giusto è progredire insieme, sbagliare insieme, crescere insieme.
Significa essere abbastanza umili da riconoscere quando i propri desideri, sogni e bisogni urtano in qualche modo l’altra aquila, e trovare insieme la soluzione, il compromesso, l’accettazione.
La piccola aquila ha imparato.
Era disposta a fare qualsiasi cosa pur di riempire la voragine che le si era aperta nell’anima e consegnare alla sua compagna un’aquila capace di volare.
Ora sa che soltanto la sua compagna può riempire tale vuoto. Ed è disposta ad accettare qualsiasi cosa, pur di imparare.
E la sua muta richiesta è una soltanto: che la sua aquila le insegni a volare, non che rinunci a farlo.
Perché lei l’ama così com’è, e una rinuncia è una sconfitta.
Mentre insieme possono raggiungere vette vertiginose.
E oltrepassarle.