Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Alla fine non resta niente
Scritto da Loredana   

16 aprile 2017


La prima volta che il cuore si spezza, lo fa seguendo linee precise.

Anche se immaginarie, dato che il cuore è un organo, e ciò che si spezza è qualcosa che, invece, muore dentro di noi.


La prima volta, comunque, lo fa dividendosi in pezzi più o meno grandi.

E poi la vita va avanti, i pezzi, in qualche modo, li raccogliamo e li incolliamo di nuovo insieme. Finché un giorno, un nuovo affetto, un nuovo amore, con la bacchetta magica guarisce il cuore malato e mutilato.


Ma il cuore non torna intero, non torna come prima. Sotto la patina luccicante, le vecchie ferite sono ben presenti, tanto che, a volte, basta un nonnulla perché facciano male.


Spesso, nell’arco di una vita, questo procedimento si ripete.


E il cuore torna a rompersi seguendo le antiche ferite, ma aggiungendone di nuove, tanto che, se si ha la sfortuna di avere il cuore spezzato innumerevoli volte… Beh, a un certo punto, ciò che si deve incollare è un insieme di frammenti talmente piccoli, che occorre qualcosa di più della semplice colla per tenerli uniti.

Serve una rete di protezione, un’armatura di ferro, qualcosa che lo protegga meglio e di più.


Raggiungere quel cuore diventa, per chiunque, molto difficile.

Ma a volte accade.

Il miracolo, intendo. A volte accade che qualcuno ci arrivi, lo tocchi di nuovo con la sua bacchetta magica, e il cuore riprende vita.

Delicato come il petalo di una rosa.


Cosa accadrà quando, inesorabilmente, andrà di nuovo in pezzi?

Non ci saranno ulteriori riparazioni, ulteriori cure.

Al posto del cuore, un buco nero gigantesco, che, giorno dopo giorno, ti mangia il corpo, la mente, la vita stessa.


Eppure, come recita Colleen McCullough

 

“L'uccello con la spina nel petto, segue una legge immutabile; è spinto da non sa che cosa a trafiggersi, e muore cantando. Nell’attimo stesso in cui la spina lo penetra, non ha consapevolezza della morte imminente; si limita a cantare e a cantare, finché non rimane più vita per emettere una sola altra nota. Ma noi, quando affondiamo le spine nel nostro petto, sappiamo. Comprendiamo. E lo facciamo ugualmente. Lo facciamo ugualmente.”


Noi sappiamo, comprendiamo, e lo facciamo lo stesso.


Che sia un cuore infranto, o che sia una mente, un’anima o qualsiasi altra cosa, noi lo facciamo ugualmente.

Mettiamo l’anima in ciò in cui crediamo, ci mettiamo il cuore e la mente, e alla fine…


Alla fine non resta niente.