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Una semplice favola
Scritto da Loredana   

«Mi racconti una favola, mamma?»

Il bambino sbadiglia, tirandosi le coperte fin sopra il mento. I suoi morbidi riccioli neri sono sparsi sul cuscino, gli occhi brillano nella penombra come piccole stelle.

«C’era una volta...»

«No, mamma, una favola vera. Una favola solo per me.»

La donna si siede accanto al lettino, smorza la luce e inizia a raccontare.

Il folletto correva felice sul prato, rotolando giù per dolci pendii, ridendo a crepapelle. Nel cielo azzurro le nuvole bianche a forma di panna montata s’inseguivano lente.

Con un tonfo sordo il piccolo folletto era andato a sbattere contro qualcosa, o meglio: qualcuno.

«Fai attenzione, Mustik! Guarda dove vai!»

«Scusa, Luce, non ti avevo vista! Vieni a giocare con me?»

La piccola aveva chiuso gli occhi, sollevando il mento e incrociando le braccia. Mai avrebbe permesso a se stessa di trovare divertente la compagnia del folletto.

Quasi l’avesse intuito, il giovane si era seduto accanto a lei, in silenzio.

«E poi, mamma? Ci giocano, insieme?»

«Non interrompere, e lo saprai!» ride la donna, accarezzandolo con amore.

I due folletti erano rimasti per lungo tempo seduti l’uno accanto all’altro. Dopo il silenzio erano venute le parole, e dopo le parole, le confidenze.

Da quel giorno in poi la loro amicizia era cresciuta insieme a loro, tanto che, una volta raggiunta l’età giusta, si erano sposati e un piccolo folletto dai capelli ricci e neri era presto giunto in mezzo a loro.

«Sono io, mamma!»

«Sì, tesoro, sei tu, bravo!»

«Continua, mamma, voglio sapere del piccolo folletto!»

Il piccolo folletto, chiamato Jess, amava rincorrere le farfalle, giocare con tutte le creature del bosco fatato e imparare a diventare grande. Ogni giorno la sua mamma e il suo papà gli insegnavano qualcosa, perché così facendo, sarebbe venuto il momento in cui avrebbe potuto camminare da solo nel mondo.

Gli insegnavano a mostrare rispetto per tutti gli essere viventi, grandi e piccoli, gli insegnavano a riconoscere l’amore nel cuore di ogni individuo, gli insegnavano che solo la bontà lo avrebbe reso grande e forte.

«Io non voglio camminare da solo nel mondo, mamma!»

«Perché non è ancora giunta l’ora, Marvin. Ora dormi, però, d’accordo?»

«Domani mi racconti ancora di me?»

«Certo, ti racconterò la storia del folletto, se lo desideri.»

«Una storia tutta mia... grazie, mamma. Lo gnomo della sabbia non è ancora arrivato, però!»

La mamma sorride, ricordando la storia narrata qualche giorno prima. La storia dello gnomo che di notte usciva dal suo nascondiglio portando con sé un sacco pieno di Sabbia del Sonno. Pronto a visitare ogni bambino e a disperdere nei suoi occhi la magica sostanza in grado di farli addormentare.

«Shhhh, io l’ho visto…» bisbiglia, spegnendo la luce. «Chiudi gli occhi, presto sarà qui per regalarti un bel sogno!»

«Hai ragione, mammina…» sbadiglia il piccolo, rilassandosi. «Ora l’ho visto anch’io.»

 

Commenti  

 
0 #2 Loredana 2012-01-12 17:03
Grazie! Sei gentilissima! :lol:
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+1 #1 elisabetta 2012-01-12 12:31
una sola parola di commento:SPLEND IDA!
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